Le tue prime 10.000 fotografie sono le peggiori.
HENRI CARTIER BRESSON
PARK GUELL BARCELLONA

La fotografia cattura un piccolo cortocircuito visivo che diventa subito racconto: la ragazza seduta sulla panchina di Park Güell sembra quasi "assorbita" dal mosaico che la circonda. La sua camicia, con quella trama floreale vivace, non è solo un capo d'abbigliamento ma un'estensione inconsapevole del linguaggio decorativo di Gaudí. È come se il corpo umano entrasse in risonanza con l'architettura, mimandone i colori, le curve, la gioia mediterranea. Questo dialogo tra figura e sfondo crea un effetto di mimetismo poetico: la ragazza non domina la scena, né ne viene inghiottita; piuttosto, si integra in un equilibrio spontaneo, quasi naturale, come se fosse sempre appartenuta a quel luogo. Il contrasto tra la rigidità del gesto — lo sguardo sul dispositivo — e la fluidità organica del mosaico amplifica la tensione tra quotidiano e fantastico, tra il presente tecnologico e l'estetica visionaria del modernismo catalano. Ne risulta un'immagine che non è solo souvenir di viaggio, ma un piccolo studio sull'armonia accidentale: quando l'occhio umano, il colore e l'architettura si incontrano e, per un istante, parlano la stessa lingua.
L'immagine si presta anche a una lettura simbolica più profonda: la ragazza, immersa nei colori e nelle forme della panchina, sembra incarnare una ideale fusione tra natura, arte e vita quotidiana. La sua presenza non disturba l'armonia del luogo, ma anzi la completa, come se fosse un tassello mancante del mosaico stesso. In questo senso, la fotografia diventa un'ode alla continuità tra l'essere umano e l'ambiente, tra il gesto individuale e l'opera collettiva. Il contrasto tra la fissità della ceramica e la vitalità del corpo umano introduce una riflessione sul tempo: l'eternità dell'arte e l'effimero del momento vissuto. Eppure, proprio in quell'istante catturato, si crea una sospensione, un equilibrio fragile ma perfetto, in cui il passato (l'opera di Gaudí) e il presente (la ragazza assorta) si incontrano senza scontrarsi. Infine, la scelta cromatica — quasi un'eco involontaria — suggerisce che l'arte non è solo qualcosa da osservare, ma anche da abitare, da indossare, da vivere. La fotografia, in questo senso, non documenta soltanto un luogo, ma rivela un'allusione poetica: l'arte ci attraversa, ci plasma, ci riconosceTHREE SISTERS BLUE MOUNTAINS NSW

........ molte volte una fotografia è frutto di una combinazione di luce, inquadratura, esposizione, taglio e TANTA FORTUNA. AUSTRALIA BLUE MOUNTAINS THREE SISTERS, tre suore ( sisters ) davanti al belvedere delle tre sorelle. A rischio di sfocatura e di "mosso" per l'emozione ; nel 1995 l' AI ancora non esisteva e quindi nessun dubbio di fake, l'immagine è naturale, spontanea, reale non costruita.
Questa foto del novembre 1995 è un momento di silenzio e contemplazione. Le tre suore in abito bianco, immobili sul belvedere delle Blue Mountains, sembrano figure sospese tra terra e cielo, testimoni di una spiritualità che si fonde con la maestosità della natura. Di fronte alle Three Sisters — icone di pietra scolpite dal tempo e dalla leggenda aborigena — la loro presenza introduce un contrasto simbolico : l'umano che osserva, il sacro che ascolta, il paesaggio che parla.
La luce del crepuscolo avvolge la scena in una tonalità morbida, quasi mistica, accentuando il senso di raccoglimento. È come se il tempo si fosse fermato in quell'istante, lasciando spazio solo alla contemplazione. La foto non documenta semplicemente un luogo, ma cattura un momento di grazia, dove la fede incontra la vastità del mondo.
È un'immagine che invita al silenzio, alla riflessione, alla memoria. E nel suo equilibrio tra spirituale e naturale, tra figure e roccia, tra luce e ombra, rivela una sensibilità profonda capace di cogliere l'essenza invisibile delle cose.
IERANTO CAPRI

La scena ha un'atmosfera calda e autentica, quasi sospesa nel tempo. Il cane tranquillo, il pergolato in legno.....… tutto parla di semplicità e bellezza quotidiana. E quel panorama sul mare, con un'isola all'orizzonte, è pura poesia. Sembra un angolo nascosto del Mediterraneo dove il tempo rallenta e la vita respira.
La Baia di Ieranto è uno dei luoghi più poetici e selvaggi della penisola sorrentina, e vederla incorniciata così — con Capri e i Faraglioni sullo sfondo — è come entrare in un sogno . La pietra, il legno, il cane , il silenzio che si intuisce… vibra di autenticità e di pace. E' stato colto un momento che sembra eterno. È una foto che tutto racconta, il legame profondo tra natura, storia e vita semplice.
Sulla terrazza , il tempo sembra trattenere il respiro. La Baia si apre come un antico segreto, e i Faraglioni, lontani e immobili, sono sentinelle di un silenzio che non appartiene al presente. Il cane riposa all'ombra, custode inconsapevole di un luogo dove la vita scorre lenta, senza rumore. Il legno, la pietra, il mare: tutto parla la lingua originaria del luogo, un idioma fatto di luce, attesa e memoria. Qui l'uomo non domina..... ascolta. E ogni piccolo , semplice oggetto, un sentiero che scende verso l'acqua — diventa parte di un racconto più grande, che non ha bisogno di parole per essere compreso. E' stato colto un momento che sembra eterno : sono dettagli minimi, eppure raccontano una vita intera. Una vita fatta di passi lenti, di silenzi , di un ambiente che non chiede nulla se non di essere guardato con rispetto. Forse è questo il segreto del luogo: non offre spettacolo, ma verità. Qui la realtà si fa trasparente, e ciò che resta non è immagine, ma rivelazione E chi si ferma qui, anche solo per un istante, porta via con sé un frammento di pace che non sa più dove aveva lasciato.
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OMAGGIO ALL'ART PAINTING
L'immagine è fortemente astratta : non ci sono soggetti riconoscibili, ma una superficie materica fatta di grigi e rossi. La distribuzione irregolare del colore rosso sul fondo grigio crea un ritmo visivo dinamico, quasi come una "mappa" organica. Il fatto che la massa colorata si concentri soprattutto a sinistra e scemi verso destra dà maggiore movimento alla composizione. Il contrasto cromatico è netto: il rosso vivo spicca sul grigio cemento, trasmettendo energia e tensione. Il rosso può evocare vitalità, ma anche segni di erosione, urgenza, tracce di vita.La forza dell'im magine sta nella matericità: crepe, scrostature, zone ruvide che danno profondità tattile.
È un contrasto che ricorda il linguaggio dell'arte informale o dell'action painting ( Burri, Pollock, Georges Mathieu ), dove la materia e il gesto prevalgono sulla forma; a posteriori l'impronta astratta ed espressionista ricorda in particolare i dipinti dell'artista svizzero Robert Süess (opere realizzate con acrilici e tecniche miste su tela, che mostrano strati di pittura "scomposti, lavati via, dipinti con uno smalto o semplicemente cambiati" ).
È una FOTOGRAFIA che lavora quasi come un dipinto: sembra di poter toccare la superficie. Questo richiama il fascino dell'"estetica del decadimento", in cui il tempo diventa un artista che lascia la sua impronta. L'opera trasmette energia contrastata: da un lato c'è vitalità (rosso, segni forti, graffi), dall'altro un senso di rovina e consumazione (cemento, parti spelate). Può essere letta come un dialogo tra vita e deterioramento, presenza e assenza. In sintesi la FOTOGRAFIA funziona da astrazione pittorica: isola un dettaglio banale (un muro scrostato) e lo eleva a superficie pittorica autonoma e diventa quasi un linguaggio visivo.