Recensioni

Gerardo Santella
Le foto artistiche di Mariano Caruso richiedono da parte dell'osservatore uno sguardo intelligente, nel senso di una lettura che vada al di sotto dello strato epidermico visibile con cui si presentano per addentrarsi nel groviglio dell'interiorità, nel magma da cui riportare alla superficie e dare forma compiuta, attraverso l'immaginazione sollecitata dalla personale sensibilità e cultura, a reticoli informi apparentemente privi di senso.
Al primo impatto l'occhio vede pennellate, campiture, macchie di colore rosso, nero e azzurro variamente articolate, sovrapposte, interferenti, che si avvicinano allontanano incontrano scontrano convergono divergono si ergono slittano si attraggono respingono si ricompongono e scompongono. È l'occhio, mobile, dinamico, che si immerge nella matassa di colori e scruta in profondità.
Nella serie di foto OMAGGIO A EMILIO VEDOVA, mi viene subito da dire: sembra una rappresentazione dell'Inferno di Dante. E i colori che riempiono lo spazio rinviano con una serie di richiami, verbali e visuali, al luogo della dannazione eterna, in cui il poeta entra con la sua guida Virgilio; e il nero e il rosso sono i colori dell'inferno nelle loro rispettive polarità negative: da una parte il nero che arde e distrugge, chiazze sporche e informi che rimangono dopo un incendio, l'estinzione della luce, la notte che tende a durare nel tempo, il fatale passaggio alla morte, un nulla privo di ogni possibilità; dall'altra il rosso, quell'energia con il suo potere distruttivo, che esplode in una terra sconvolta dal fuoco e saturata di sangue, in cui dilagano incendi, esplosioni, corpi lacerati; e l'azzurro, che reca nella sua freddezza il senso del nulla, che svuota, cancella, in cui il richiamo a un altrove è una mera illusione. Colori dell'assenza, simbolo di una condizione immutabile, senza speranza di fuoriuscita o di redenzione.
Ed è sempre lo sguardo che, associandosi alla capacità fantastica, segue il flusso dei colori, le loro linee, dimensioni, campiture, gradazioni, dando loro forma.
L'ARTE come gioco raffinato e di-vertente, scambio intelligente e dia-lettico tra l'intenzione dell'artista, dell'opera e del fruitore.

STELIO DI BELLO
Alcune note critiche sull' attività fotografica di Mario Caruso
Qui natura e cultura si mescolano, s'incastonano l'una nell'altra, dove il fare naturale ed il fare visuale-cromatico coesistono all'interno di un processo fotograficamente tecnologico. Tutti I piani e I livelli di esistenza e di produzione artistica sono lasciati dall'autore distinti ed integrati. Così MariO Caruso esprime la complessità sia dell'informale materico che quello della sua visione cromatica. Connubi e differenze difficilmente individuabili e distinguibili, raffigurando non unità metafisiche ma i rapporti ordinatamente misteriosi tra materia e cultura artistica. Questo è il bilico In cui è nata l'arte informale, manipolando la materia con le mani e la mente sensibile, ma che nel contatto materico è da Mario Caruso mediato tecnologicamente dalla camera fotografica. Una forma, quindi, di astrazione dell'informale. In queste opere l'autore appare e si esprime attento e stupito del caos naturale, imbrigliandolo nella sua formazione di intuizione immediata ( AISTHESIS ) , di sensibilità mentale.
Assumere e presentare la materia come forma-contenuto dell'opera d'arte esprime e ci comunica emotivamente e mentalmente la continuità perturbante del nostro corpo. Mentre la fotografia della materia che cromaticamente e casualmente si forma , sulle specie naturali o sugli artefatti dell'uomo, ci fa emergere ed evocare essendo immagine immateriale, IL caos interiore del nostro inconscio ,non toccabile ma sconvolgentemente attivo dentro di noi . Questa è la differenza linguistica tra l'opera materica e l'immagine fotografica della materia. Nel primo caso è la mano dell'artista che plasma la materia, nel secondo caso è l'occhio dell'artista che vede la materia, attivamente scegliendola come sua immagine psichica.Nel Primo caso c'è un rapporto fruitivo diretto con la matericità dell'opera d'arte, nel secondo caso vi è un rapporto fruitivo indiretto e immateriale con l'immagine della materia. Piu' complesso ed intrigante sarebbe analizzare e comprendere le problematiche, non solo d'estetica, davanti a una immagine fotografica di un'opera di arte materica. Si dovrebbe considerare criticamente che l'immagine è una fotografia di una materia fatta da un autore artistico.